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Il sabato che precede (o quello successivo) il giorno di San Giuseppe ha luogo a Scicli, la Cavalcata intitolata al Santo.
Si tratta di una parata di cavalli e muli, bardati con splendide decorazioni floreali, opera degli artisti locali.
Protagoniste sono le violaciocche (in dialetto locale balucu), i cui colori di per sè richiamano quelli tradizionalmente usati dall'iconografia religiosa cristiana. Altri fiori utilizzati sono i gigli selvatici (spatulidda), simbolo di purezza.
Le immagini realizzate hanno soggetto sacro, per lo più ritraggono la Sacra Famiglia, motivi decorativi (come i simboli della città, il leone rampante lo stemma), o oggetti di uso comune in Chiesa, come gli ostensori.
Ogni singolo fiorellino è cucito a mano dagli artigiani locali su questa sorta di coperta, che ricopre interamente cavalli e muli, fino a farne emergere praticamente solo le zampe.
La bardatura è completata da rumorosi campanacci e sonagli.
I cavalieri e coloro che guidano i cavalli a mano, indossano i tradizionali coloratissimi costumi locali.
La parata termina con la premiazione delle realizzazioni migliori, alla quale segue una processione religiosa (nel giorno di San Giuseppe), che ricorda la fuga in Egitto dello stesso Giuseppe e di Maria, dopo l'editto di Erode.
La processione è guidata da figuranti che incarnano la Sacra Famiglia.
Al suo passaggio gli spettatori accendono le pagghiare, caratteristici falò di frasche, a scopo votivo, o sorreggono una sorta di ceri, chiamati ciaccare, realizzati con giunchi tagliati ancora verdi.
Anche per i falò c'è rivalità, si gareggia a realizzare il più bello e il più grande.
La Festa prosegue fino a notte inoltrata, quando i falò cambiano destinazione d'uso e divengono barbecue, su cui cuocere carne di maiale, da mangiare in allegria e in compagnia sul sagrato della Chiesa di San Giuseppe, sorseggiando buon vino.
Testo tratto da www.belpaese.it
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