13 marzo 1996. A Noto è un mercoledì sera come tanti. All’improvviso un rumore sordo, seguito da un boato. La cattedrale dedicata a San Nicolò di Mira, è crollata. Si pensa ad un terremoto, sono passati solo cinque anni e mezzo da quello di Santa Lucia che scosse il sud-est siciliano.
La gente accorre, i primi ad arrivare sono i sacerdoti dall’adiacente vescovado. Con loro anche il Vescovo di

allora, Mons. Salvatore Nicolosi. Si racconta che nessuno riuscì a trattenere le lacrime. Era crollata la cupola e con essa parte della navata centrale, quella laterale destra con il transetto e i pilastri.
Era crollato il simbolo del barocco del val di Noto. Tutto è perduto. I sentimenti sono un misto tra rabbia, disperazione e rassegnazione. La mattina dopo, Mons. Nicolosi accusa la burocrazia lenta e farraginosa. Si accendono i riflettori delle televisioni, i giornali, la stampa estera. Tutto il Mondo guarda a Noto. Arriva anche il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
La Sicilia è ferita. Lo canta anche Franco Battiato in un indimenticabile concerto di "lamento". Data la dimensione della catastrofe, la macchina della ricostruzione si mette subito in moto. Il governo nazionale decide un primo stanziamento di venti miliardi attinti dai fondi della ricostruzione post terremoto per avviare i lavori di ricostruzione, in attesa della progettazione.

A questi se ne sommeranno altri venti. Arriva il decreto ministeriale ma la farraginosità delle procedure rallenta la disponibilità del finanziamento. L’allora sindaco Leone chiede al ministro ai beni culturali Veltroni di individuare un’authority per Noto ed al presidente della Regione di assegnare l’incarico di progettazione. Sarà il prefetto di Siracusa Elio Priore il commissario per la ricostruzione. Nel gennaio 97 viene indetta la gara per la rimozione delle macerie della cattedrale. Un’operazione che si concluderà alla fine di ottobre. Intanto va avanti il percorso giudiziario. Imputati, per crollo colposo, tra gli altri anche il parroco della Cattedrale, Don Salvatore Bellomia, il vescovo Mons. Nicolosi ed il responsabile dell’ufficio tecnico diocesano. Secondo l’accusa infatti la Curia avrebbe favorito i progettisti di suo

gradimento creando impedimenti alla Regione che non aveva potuto quindi assegnare il progetto di consolidamento della cattedrale, determinandone il crollo. Dopo anni di peregrinazioni arriva per i tre l’assoluzione con formula piena.
La vicenda giudiziaria rallenta la rimozione delle macerie. C’era infatti da capire bene la dinamica del crollo. La Regione conferisce l’incarico di progettazione della nuova cattedrale ai professionisti Roberto De Benedictis, Antonino Giuffrè e Salvatore Tringali. Il progetto esecutivo sarà approvato in conferenza dei servizi il 13 gennaio del 99. Segue la gara d’appalto e a giugno l’aggiudicazione all’impresa Donati Carchella di Roma costituitasi dopo in società La Cattedrale. I lavori potranno essere consegnati solo in ottobre quando il Consiglio di Stato revoca la sospensiva del Tar Lazio ad una società ricorrente.

Il cantiere diventa il segnale della voglia di rinascere del sud-est siciliano. Un territorio che intanto cresce e viene riconosciuto bene dall’Umanità dall’Unesco. I tempi si allungano. Ma la mole di lavoro non è indifferente. Oggi la Cattedrale, uguale nella sua architettura diversa nei contenuti artistici, è simbolo della rinascita.
La ferita aperta si è rimarginata.
La diocesi di Noto ha nuovamente la sua Cattedrale.
Il val di Noto il suo simbolo. Oggi il Mondo ci guarda e ci plaude.
Rinascere si può...